Quando sono con te...
...sento dentro di me un frastuono una musica
Disclaimer: in questa newsletter, e in questo libro, si parla d’amore.
Amore come Dante, amore come Leopardi, amore come Mari e come tutti quelli che ben prima di me (e sono sicura anche molto dopo…) hanno scritto, scrivono e scriveranno di questa cosa enorme, informe, complicata, crudele, assassina e meravigliosa che è l’amore.
Di cos’è, come ci attraversa, se ci appartiene o meno. Di qualsiasi cosa significhi essere innamorati, o innamorarsi, o amare o essere amati, o tutte queste cose insieme o nessuna.
Del resto non poteva essere diversamente, dato che il libro di oggi è Cuore l’innamorato, di Lily King, che mi ha portato così indietro nel tempo da farmi accedere a quei ricordi che non sono nemmeno più dolorosi, solo nostalgici.
Cuore, l’innamorato
Partiamo da qui: Cuore l’innamorato è un libro che ha evocato in me sensazioni e ricordi di un tempo che ho vissuto, ma che oggi quasi fatico a percepire come miei.
Mi ha ricordato l’amore ai tempi dell’università, quando di amore non sapevamo niente e forse era tutto quello che avremmo dovuto sapere sull’amore. Mi ha fatto rivivere un certo struggimento, quel senso di euforia misto a disperazione, dove un giorno sei alle stelle e il giorno dopo sei una merda.
La storia è semplice e complicatissima insieme, di quelle cose che è più facile viverle che spiegarle. Jordan conosce Sam a lezione, o forse no? Le cose che succedono per caso, in questo libro, succedono per caso veramente. Lily King è bravissima a catapultarti in una storia senza che tu ti renda conto come ci sia finita dentro.
Ed è proprio così che va tra Jordan e Sam, fin dal loro primo appuntamento: a caso, nel caos. Si frequentano perché ormai sono in ballo, e vogliono ballare. Si frequentano anche se a Sam ora che l’ha conosciuta, Jordan non piace tanto, e a Jordan certe cose di Sam proprio non vanno giù. Si frequentano anche e soprattutto per Yash, il coinquilino di Sam.
Yash che è simpatico, Yash che è solare, aperto alla vita, malizioso. Intelligente, molto intelligente. L’intelligenza in questo libro gioca un ruolo chiave, perché il motivo per cui tutto avviene, il motore immobile di questa storia, è che i nostri tre amigos si ritrovano a spremere i loro cervelli per parlare del mondo, della letteratura, di cosa voglia dire scrivere, di Sant’Agostino e di racconti brevi e di vita, vita vera vita vissuta vita immaginata, mica quella che li aspetta dopo il college. Come in una bolla, si conoscono e si intersecano in un tango a tre, al ritmo battente dalla loro intelligenza.
In questo libro va tutto molto bene e molto male insieme. In questo libro il dolore si confonde con l’amore e non ci sarà mai un attimo in cui uno non varrà la pena a causa dell’altro.
Vogliamo sempre tutti sapere come va a finire
Ci avete mai pensato che l’amore è sottrazione? Che noi andiamo nel mondo giovanissimi con un’idea, e ci ritroviamo esperienza dopo esperienza a spolparla e scarnificarla e ridurla all’osso fino a che non rimane questa cosa piccolissima e purissima, come un diamante, che tu ti tieni stretto stretto perché hai capito che quello per te è l’amore?
Ci avete mai pensato a cosa succederebbe se rincontraste oggi quel ragazzo, o quella ragazza? Non la storia importante, quella di cui ricordate tutto. Ma i protagonisti minori, le comparse. Quelli che non sono mai stati pianeti, e forse neanche satelliti, ma al massimo meteore, così veloci ed effimere da lasciare una scia che si è persa nel vuoto della vostra vita amorosa.
Come quel ragazzo del corso d’inglese che mi piaceva, allora lo invitai a casa mia a studiare, ma poi non se n’era fatto nulla. O quello con cui ho parlato in un angolo deserto della metropolitana di Seoul fino alle 3 del mattino, sotto un diluvio universale. O quello che in ascensore mentre andavamo ad una festa io dissi “che buon profumo! che cos’è?” e lui “è il mio, senti che buono” e si scosta il maglioncino, offrendomi la pelle nuda all’incavo del collo, e io sentii un vuoto allo stomaco, ma non per la discesa. O quello che mi invitò al cinema, e a me piaceva parecchio, ma lui no, giù a dire che eravamo solo amici. Però quando fermò la macchina sotto casa mia dopo il film, volle rimanere a chiacchierare fino a tarda notte, e io avevo freddo e così tenne la macchina accesa per il riscaldamento e ad un certo punto io dissi “vabbè ora vado” e lui rispose “si è meglio, che è tardi”, e la macchina con un sussulto si spense, la batteria morta, e noi andammo a cercare i cavi a tarda notte nei bar della zona. O quello che mi baciò all’undicesimo piano di una casa popolare di Cologno Sud, amico dell’amico del fidanzato.
Con questo libro, Lily King mi ha costretto a ricontrarli tutti. A guardarli in faccia, i ragazzi (perché ragazzi eravamo) che mi hanno insegnato l’amore a colpi di sottrazione, che mi hanno insegnato a conoscermi, costretta ad ascoltarmi, a capire che cos’è per me questo strano sentimento, e soprattutto come direbbe Montale, cosa non è.
A differenza mia però che in questo viaggio non ho dovuto davvero ricontrare nessuno, Jordan Sam e Yash dovranno rivedersi, e fare i conti per l’ultima volta con quel pezzetto di vita che pensano tutti e tre di essersi lasciati alle spalle, e che invece è ancora molto vero e molto aperto e molto, molto rilevante per tutti.
Però a volte le cose non finiscono
Cuore l’innamorato, mi ha spezzata e ricomposta con la grazia di un amore giovanile. Mi ha fatto rivivere la stessa euforia e la stessa disperazione e poi mi ha costretta ad accettare che questa storia, come tutte le mie altre storie, sono solo riti di passaggio, cose che sono successe perché potessero accaderne altre. Un modo d’amare pieno e strabordante che non ha niente a che vedere con quello che è l’amore vero che risponde solo al richiamo della morte, che altro non è che il preludio al ‘per sempre’.
Nella vita, come nella letteratura, bisogna accettare che le cose non finiscono, perché non era destino o perché forse non sono mai iniziate davvero. Cuore l’innamorato e il suo Corsetto ci insegnano che le storie migliori sono quelle che rimangono meravigliose solo in potenza, e mai de facto. Languire a volte fa bene, ai sentimenti, a noi, a quello che ci aspetta. Languire a volte ci fa crescere e ci aiuta a comprendere quanta strada abbiamo fatto e quanto è stata bella.
Viviamo una vita di contraddittorio, e il libro me l’ha ricordato moltissimo. I suoi tre protagonisti mi ha ricordato che si può amare l’aver sofferto e che la sofferenza a volte è amore. Che si può essere molto soddisfatti e al tempo stesso avere nostalgia dell’insoddisfazione. Che ci sono tempi e storie che non sono mai esistite, anche se in quel momento ci sembravano verissime.
E che quando lo incontri davvero, l’Amore, ha una forma diversa per tutti e va bene così. E’ una cosa che per me suona più o meno come gli Ex-Otago:
Quando sono con te, sento dentro di me, un frastuono una musica, che non so da dove viene e forse non ha un nome, ma mi accarezza e m’invade.
Ci sentiamo alla prossima puntata, cuori innamorati (e non). Ciao!



